"La verità è una terra senza sentieri". L'uomo non può raggiungerla attraverso nessuna organizzazione, credo, dogma, clero, o rituali, né attraverso lo studio filosofico, o le tecniche psicologiche. Deve trovarla attraverso lo specchio dei rapporti, attraverso il riconoscimento dei contenuti della propria mente e l'osservazione, e non mediante l'analisi intellettuale o la dissezione introspettiva. Gli uomini hanno costruito in se stessi le immagini della propria sicurezza, religiose, politiche e personali, che si esprimono come simboli idee e credenze. Il loro peso domina il pensiero, i rapporti, la vita quotidiana dell'uomo. Sono la causa dei nostri problemi, perché in qualunque rapporto dividono le persone. La nostra percezione è modellata dai concetti già formati nella mente. Il contenuto della nostra coscienza è la coscienza stessa, ed è comune a tutta l'umanità. La personalità consiste soltanto nel nome, nella forma e nella cultura ricavata dall'ambiente. La specificità dell'individuo non sta nei fattori superficiali, ma nella totale libertà dal contenuto della coscienza. La libertà non è una reazione, la libertà non è una scelta. E' una pretesa umana pensare che la possibilità di scelta sia libertà. La libertà è pura osservazione senza movente; la libertà non si situa alla fine dell'evoluzione umana, ma nel primo momento della sua esistenza. L'osservazione porta a scoprire la mancanza di libertà. La libertà risiede nella consapevolezza priva di scelta della vita quotidiana. Il pensiero è tempo. Il pensiero nasce dalle esperienze e dalle conoscenze, che sono inseparabili dal tempo. Il tempo è il nemico psicologico dell'uomo. Il nostro agire si basa sul conosciuto e quindi sul tempo, e così l'uomo è continuamente schiavo del passato. Diventando consapevoli del movimento della coscienza, possiamo osservare la divisione tra il pensatore e il pensiero, tra osservatore e osservato, tra il soggetto dell'esperienza e l'esperienza. Scopriremo che questa divisione è illusoria. Allora rimane la pura osservazione, che è intuizione senza residuo del passato. L'intuizione priva di tempo induce un profondo e radicale cambiamento nella mente. La negazione totale è l'essenza della positività. Dove c'è negazione di tutto ciò che non è amore (cioè desiderio e piacere), allora c'è amore, con la sua compassione e intelligenza.

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lunedì, 18 giugno 2007

Oggi ho fatto un giro in moto. Mentre il flusso di traffico veniva verso il mare, io andavo verso la collina. Andavo verso le colline per molte ragioni, e una di queste è che girando tra le colline ho avute le mie prime immersioni consapevoli nella grazia. In questo periodo ne ho evidentemente bisogno. Strada facendo, proprio ai piedi delle stesse, sono passato da un’amica che mi è molto cara e che non vedo più per ragioni geografiche, perché la vita và così, perché se la vita và così noi la lasciamo andare. Sta passando un gran brutto periodo. Suo marito è sopraffatto dai problemi della vita, per evitare i quali s’incasina drammaticamente, peggiorando sempre più il tutto. Non specifico, ma sono questioni serie. Ora è nella fase che il mondo fa schifo, e chi dovrebbe aiutarlo, o non lo fa, o lo fa male, o è da un punto di vista esistenziale, messo ancor peggio. “perché questi si arrogano il diritto di dirti cosa e come fare se sono messi peggio di te? E quindi, perché dovrei ascoltarli?” Quando si sta male, ci si arrabbia, si inveisce contro gli altri, creando fantastici e incrollabili alibi perché nulla cambi. Perché si ha paura di quello che potrebbe succedere, perché non è sotto il nostro diretto controllo; ergo: meglio star male, ma conoscerlo ‘sto male, che abbandonarlo e affrontare l’ignoto. Che fare allora? Che fare? Come ci fossero ricette! Per tre ore circa a discutere, a confrontarci, a dare consigli. Per tre ore non riuscivo a capire chi venisse chiamato in causa: l’amico o colui che fa questo lavoro? Vista la scarsa efficacia di ciò che ho detto – quando sono in modalità lavoro di solito tengo la giusta distanza che mi consente di non stare solo alle parole, ma a chi dice e come le dice, quelle parole -, ho fatto l’amico. Mi sono perso, ho raccontato di me, di come sono uscito dall’angoscia che riduceva la mia esistenza ad una continua fuga e ricerca. Scappavo e cercavo, senza sapere da chi, da cosa, verso quale direzione. Ho iniziato proprio così, raccontandomi, portando a testimonianza la mia salvezza. Non tanto perché credo sia “la via”, ma in quanto è la storia vera di una persona che ha trovato un suo equilibrio. Raccontare l’equilibrio a uno che vive in bilico, è un azzardo; ma val la pena correre quel rischio. Mal che vada si viene detestati, ci si attira la rabbia; ma funge da transfert al contrario. Ovviamente si deve dire il vero; o almeno la propria versione, con autenticità, della propria verità. Ad un certo punto ho salutato, sono sceso, ho accesa la moto, sono partito. Per i successivi quarantacinque minuti mi sono dedicato alla guida, per me molto impegnativa, della mia moto-bestia. Andare in moto per le strade di campagna è una delizia. I sensi all’erta, pronti a ricevere. Mentre scorrevo, a tratti veloce, in altri lento, non rimpiangevo più le colline che non ero riuscito a visitare. Cercavo di essere fluido, di immagazzinare quel verde lucido, quegli odori forti, quelle curve sinuose. Al marito dell’amica dicevo che anch’io, come lui, penso che ci siano molte ragioni per sostenere che la vita è una merda. Che ci sono sicuramente argomenti attendibili a sostegno di quella tesi. Ma che dipende con che occhi la si guarda. Lo sguardo che si posa su un albero, che si accorge della meraviglia del cielo, che ascolta i rumori di un bosco, non dovrebbe rovinarsi tale spettacolo pensando alle rogne, alla meschinità, ai casini. Dovrebbe ciucciare tutto quello, semmai, per affrontare poi tutto il resto. Si dovrebbe pensare a vivere l’istante e fregarsene se il giorno successivo scade la bolletta del gas: ci può benissimo pensare quando sarà il momento. E che questo non vuol dire vivere alla giornata, ma più semplicemente vivere il tempo presente; non il prima, non il dopo, ma l’adesso. E che ciò non significa mancare di progettualità, ma anzi, probabilmente, parcellizzare l’ansia dei cattivi pensieri. Ma questo era l’amico. Alla sera, mentre portavo fuori cagnone, ripensandoci, mi son detto che avevo travasato una valanga di idee in una persona che non ha spazio, che è piena, colma. Allora ho mandato un sms all’amica dicendole che era meglio se stabilivano dei macro obiettivi da suddividere in tanti micro obiettivi legati alla quotidianità. In certe condizioni, quando si è sfiduciati, stanchi, la soluzione ai problemi sembra come la cima della montagna: non ce la si farà mai ad arrivare in cima. E non si pensa alla cosa più semplice: che basta fare un po’ alla volta, un passo dietro l’altro, sostando, riprendendo e così via. Quindi: identificare il problema, sforzarsi di trovare soluzioni, pianificarle affrontandole una alla volta. Glielo devo dire. Così come le devo dire che quella forma di affetto che si sente nei confronti degli amici è preziosa, rara, e va tenuta tra le cose care. Quante persone si incontrano nell’arco della vita per cui si sente un trasporto, per cui ci si sente fortunati di aver avuta quell’occasione e di averla riconosciuta, per cui ci si sente disposti a rischiare ciò che di solito nascondiamo? Sono poche, sono tra i miracoli che l’esistenza ci offre.

Postato da: swcpd a 20:38 | link | commenti (2)


Commenti
#1    18 Giugno 2007 - 20:41
 
da quando ho preso "er mecche"- il mac- il blog non impagina più come voglio io, ma come vuole lui.
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#2    21 Giugno 2007 - 08:08
 
bello, non si può non essere d'accordo.
contemporaneamente con quello che dici tu e con l'amico.
la vita è così, doppia a volte.
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